mercoledì 19 novembre 2014

Per una responsabilità pubblica nelle comunicazioni dell'era digitale. Dichiarazione rifondativa di Infocivica









DICHIARAZIONE RIFONDATIVA
DI INFOCIVICA




Per una responsabilità pubblica
nelle comunicazioni dell’era digitale

















Roma, 18 novembre 2014


Premessa. Questo documento vuole esporre le principali motivazioni dell’azione di Infocivica nell’attuale stagione; e il nucleo fondamentale della sua proposta per il futuro del mondo delle comunicazioni nel nostro Paese. Non si intende quindi fornire un documento sistematico e analiticamente esauriente. E’ questa una dichiarazione che ha l’ambizione di fornire l’impulso a un intervento strutturale in un campo fondamentale per la vita civile, sociale e anche economica del Paese.

1. Il mondo è cambiato, è necessario pensarlo.
Negli ultimi 20 anni sono turbinosamente cambiate tutte le forme dell’agire e interagire umano. A stento possiamo rappresentarci il cambiamento che ha investito stili di vita e aspettative, mondo del lavoro e finanziario, universo della politica. Questo mondo non è stato ancora pensato. Perciò non è stato nemmeno organizzato. La tecnologica è andata molto più rapidamente del nostro pensiero e della nostra capacità organizzativa. Si tratta di una rivoluzione probabilmente più importante di quella avviata da Gutenberg e della quale noi cogliamo ancora solo gli effetti iniziali. Una rivoluzione che due vocaboli esprimono meglio di ogni altro: Internet e comunicazione digitale. E’ oramai da tutti riconosciuto che il web e più in generale la comunicazione digitale sarà il veicolo, costituirà l’agorà, il cuore pulsante non solo di ogni contenuto informativo ma sempre più di ogni interagire formativo, lavorativo, economico-finanziario,  politico. Per non parlare di ambiti quali sicurezza e armamenti. Enormi sono dunque le potenzialità e anche i rischi: nuove uguaglianze e disuguaglianze, libertà e forme di dominio, inclusioni ed esclusioni, spinte all’omologazione e alla manipolazione ma forse anche a inedite forme di creatività..

2. Governare il cambiamento.
Il nuovo mondo del web e del digitale è sempre più al centro della vita democratica. Non solo in quanto imprescindibile mezzo d’informazione e comunicazione ma anche come mezzo per l’azione, il controllo, la mobilitazione e la decisione politica. Facciamo esempi disparati e immaginiamone i possibili sviluppi futuri: Breivik e Assange, il mondo dell’e-cloud e delle gigantesche banche dati, Grillo e la cosiddetta democrazia della rete. Se ha un senso e ha forza il discorso sulla rottamazione di classi dirigenti e politiche esso in fondo ce l’ha anche e forse in primo luogo in relazione a questo sviluppo che rende più idonee a certi ruoli di direzione e decisione generazioni di nativi o semi-nativi digitali e obsolete le generazioni precedenti.. E però se le generazioni più anziane possono cadere nella tentazione apocalittica, le più giovani possono cadere nell’ingenuità di immaginare il mondo digitale come un mondo naturale e neutrale: cosa che esso assolutamente non è. A questo proposito occorre aver chiaro che, con l’ampliarsi della potenza tecnologica, anche e forse soprattutto nel campo della comunicazione, i doveri di sorveglianza, regolazione e indirizzo della politica non scemano; ché anzi doveri e responsabilità di quest’ultima aumentano enormemente. Enormi possono essere (in qualche misura già sono) i danni di una politica debole. Grande è il cambiamento, grandi devono essere le capacità di comprenderlo, gestirlo e governarlo.
3. Comunicare: un diritto oggi fondamentale.
Quanto abbiamo sostenuto sinora ci induce a porre con decisione il tema di una nuova responsabilità pubblica nel mondo delle comunicazioni nell’epoca del digitale. Infocivica ritiene a tal proposito di proporre una definizione di tale responsabilità nella Carta Costituzionale. Come è noto la Costituzione già afferma nell’articolo 21 del Titolo I che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E’ un principio di libertà definito in rapporto alla stampa; adeguato a una realtà agricolo-industriale o anche industriale quale quella del nostro Paese sino agli anni Ottanta. Ma assai meno corrispondente alla società dell’informazione nella quale oggi viviamo. In questa, non è solo la libertà di espressione ma il poter comunicare in entrata e in uscita a diventare un diritto. L’accesso al mondo delle comunicazioni diventa così un diritto fondamentale analogamente a quello all’istruzione e alla salute. E come tale esso andrebbe fissato nella Carta fondamentale. E allora come per rapporto alla tutela della salute nella Costituzione si entra nel merito affermando che la Repubblica “garantisce cure gratuite agli indigenti”, e altrettanto si fa quando, parlando dell’istruzione, si afferma che si istituiscono “scuole statali per tutti gli ordini e gradi”, qualcosa di analogo Infocivica ritiene debba essere introdotto nella Carta a proposito del diritto alla comunicazione, garantendo l’accesso alla Rete gratuito e universale.

4. Responsabilità e regolazione pubblica.
Il web è nato all’insegna della condivisione e della net neutrality. E’ questo un dato enormemente positivo che non è lecito trascurare. Un dato di libertà e di uguaglianza. Del pari, però, non è lecito trascurare che questo sistema di libertà, lasciato a sé stesso, produce diseguaglianze, posizioni dominanti, arricchimenti illimitati, violazioni di altre libertà e persino di sicurezze. E’ necessaria dunque una efficace regolazione pubblica di tutta la materia. Citiamo le questioni principali: a) regolare l’attività dei carrier (gestori di rete) e dei provider (gestori di hub/piattaforme) e delle loro relazioni con fornitori ed editori di contenuti; b) definire  un equo regime di fiscalità sui profitti derivanti dalla rete; c) controllo su pari opportunità di accesso attivo alla rete; d) certificazione della qualità dell’informazione che transita in rete; e) messa al bando di contenuti violenti o comunque lesivi della dignità della persona con particolare attenzione ai diritti delle minoranze deboli e soprattutto dei minori. f) Tale questione riguarda quella più ampia dell’impatto che i contenuti prodotti da grandi aziende per la rete hanno sulla formazione e informazione verso milioni di cittadini. Può qui parlarsi di una responsabilità sociale di tali imprese che va anch’essa regolata e per la quale immaginare, in Italia, un più puntuale intervento da parte di strutture quali l’Agcom. g) Una questione particolarmente delicata, è trovare un punto di equilibrio tra diritti proprietari (musica, parole e immagini) e libertà alla comunicazione in rete. h) Un aspetto anche economicamente assai rilevante riguarda in proposito la regolazione degli operatori over-the-top Ott (con annesso anche qui il tema fiscale) e quello delle economie di scala necessarie per far fronte agli investimenti in nuove e adeguate piattaforme di accesso a tali servizi secondo finalità di servizio pubblico.
Più in generale, si tratta di prendere atto del fatto che col digitale non si rivoluziona solo la trasmissione dei contenuti verso una dimensione continentale e globale ma anche la loro produzione e riproducibilità. Questo moltiplica incredibilmente il numero di coloro che, da semplici spettatori, diventano oggi produttori e trasmettitori di immagini e suoni con ampi riflessi di carattere  legislativo. I punti qui detti dovrebbero subito entrare a far parte, secondo Infocivica, dell’agenda di governo.

5. L’Europa.
E del tutto evidente, però, che una regolazione a base nazionale sarebbe inadeguata e di fatto impossibile di fronte a una realtà quale quella del web, che ha dimensione mondiale ed esprime una continua innovazione tecnologica. Decisivo è perciò un impegno per una regolamentazione dei punti di cui sopra innanzitutto a livello dell’Unione Europea. Regolamentazione che incroci il processo legato all’agenda digitale europea. Oggi in Europa abbiamo un sistema di regole diverso che si applica ad Internet e al mondo online rispetto a quello che abbiamo per i media tradizionali la radio e per la televisione Quando navighiamo su una pagina di Google, postiamo un pensiero o una foto su Facebook o cinguettiamo su Twitter, anche se ci troviamo in Europa ci troviamo in un sistema regolamentato dalle leggi americane. Se scriviamo su Facebook “Mi piace Infocivica” il nostro post è regolamentato dalle leggi dello Stato della California. Viceversa se un giornalista della Rai scrive una cosa sbagliata è sottoposto alle leggi italiane alle sanzioni previste in  Italia e alle regole previste dall’ordine dei giornalisti. Non abbiamo a che fare con una concorrenza leale essendo palese che qualcuno gioca in un campo e qualcuno in un altro.
Non dobbiamo affatto dare per scontata tutta una serie di cose. In primo luogo pensiamo di aver creato un mercato unico europeo a partire dal 1993 ma non è così. In realtà se guardiamo bene come stanno le cose, abbiamo creato un mercato unico per imprese non europee come Apple che sceglie comodamente il paese in Europa con la legislazione più favorevole in materia di copyright, istallando I Tunes in Lussemburgo perché in Lussemburgo è più facile fare un accordo collettivo con la società degli autori lussemburghesi comprando i diritti per tutta l’Europa in questo solo Paese. Viceversa una società basata in Europa come la finlandese Nokia prima di essere acquistata dall’americana Microsoft, se voleva fare la stessa cosa di I Tunes era costretta ad andare nei 28 Paesi dell’Unione e a negoziare un accordo collettivo nazionale con le 28 società nazionali degli autori ed editori anziché un accordo paneuropeo, perché queste sono le regole europee per le imprese europee. Se Google vuole pagare meno tasse colloca la propria sede europea in Irlanda. Viceversa la Rai non può andarsene in Irlanda perché il diritto fiscale è più conveniente di quello in Italia.

Occorre dunque un sistema di regole completamente diverso che richiede una rivoluzione nel nostro modo di pensare e anche in quello di affrontare queste problematiche da parte delle istituzioni e in primis da parte della nuova Commissione, per assicurare una concorrenza leale e realizzare un vero mercato unico europeo delle comunicazioni.
Sempre a livello  europeo si auspica:
a) una costituzionalizzazione della responsabilità pubblica nella futura carta dell’Unione europea;
b) un rapido sviluppo dell’azione di concertazione e di coordinamento dei servizi pubblici dell’Unione con lo sviluppo in particolare di Euronews come canale di informazione europea;
c) la creazione di una major europea della creatività che possa produrre, fiction, format, documentari e che dia impulso agli audiovisivi nazionali a tutela delle identità culturali nazionali;
d) last but not least, un’energica azione di solidarietà europea fra i servizi pubblici  per far fronte agli onerosi investimenti necessari per realizzare una piattaforma europea in grado da un lato di disporre di adeguate economie di scala, dall’altro di  assicurare un accesso equo e non discriminatorio alla rete autenticamente al servizio della società.
In prospettiva si ritiene doveroso sostenere tutte quelle ipotesi miranti a creare uno o più fornitori di servizi e accesso europei che pure sono da considerarsi presidio di una libertà e anche di una sicurezza europee.

6. 2016, ultima chiamata per il servizio pubblico in Italia.
Il servizio pubblico radiotelevisivo, in Italia, è sempre stato identificato da due caratteristiche fondamentali: la produzione di contenuti originali e la capacità di fornire gli stessi a tutti i cittadini unitamente ad altri contenuti selezionati tra quelli disponibili sul mercato audiovisivo. Anche nell’era delle reti digitali non avrebbe senso un servizio pubblico che si preoccupasse delle modalità distributive e del rapporto interattivo con i cittadini senza offrire contemporaneamente contenuti autoprodotti  che si distinguano per qualità e per coerenza con la mission pubblica. Il Servizio Pubblico crossmediale delle comunicazioni deve garantire l’accesso, fornire assistenza personalizzata per la navigazione tra i contenuti e servizi disponibili e garantire, attraverso la produzione, la disponibilità di contenuti di qualità nell’informazione, nell’area educativa e formativa ed in quella dell’intrattenimento.
Centrale per il servizio pubblico crossmediale delle comunicazioni rimane la questione dell’accesso diretto dei propri contenuti agli utenti finali, ovvero della necessità di creare condizioni effettive per fare in modo che siano destinati agli utenti e da essi effettivamente fruiti e non meramente “depositati” in rete. Mentre nell’offerta lineare del brodcaster il problema non si pone, in rete decisivo rimane il rapporto con l’utente finale ovvero cruciale per l’editore di contenuti pubblici sarà mantenere un canale di dialogo interattivo con i cittadini, fornendo loro una connessione e una funzione di filtro e di bussola di fronte al mare magnum dei contenuti. Non si tratta di sostituirsi a Google ma di garantire. attraverso una grande piattaforma realizzata su scala europea secondo principi di solidarietà e di perequazione da tutti i servizi pubblici in tutti i 28 paesi grandi e piccoli dell’Unione Europea, l’accesso ai propri contenuti da una sorta di posizione intermedia in maniera che esso sia reso effettivo in condizioni chiare, eque e non discriminatorie.

Nel 2016 scade la convenzione ventennale tra Lo Stato italiano e la Rai come concessionaria del servizio pubblico televisivo. E’ una scadenza in certo senso provvidenziale, che deve essere vissuta dalla classe dirigente del Paese come occasione per corrispondere a una nuova rilevante necessità nazionale. La stessa crisi finanziaria europea indica che comunque tutti usciremo da questo tempo cambiati nel profondo. Un nuovo sistema delle comunicazioni è una leva essenziale perché l’Italia torni a camminare e anzi a correre. Il rinnovo della convenzione deve essere al centro e può essere il motore di tale ridisegno.
La funzione nazionale della Rai ha conosciuto nella sua storia fasi più brillanti e altre che lo sono state meno. Negli ultimi decenni il suo cammino si è fatto più incerto. La Rai ha, fuor di discussione, moltissimi problemi che originano al suo interno e che al suo interno devono essere affrontati e risolti: problemi economici, di ristrutturazione aziendale, di programmazione e produzione culturale ecc. Ma il fattore essenziale che ha sempre pesato e che mina il prestigio e l’efficienza del servizio pubblico è un fattore esogeno; sta nel comportamento di una classe dirigente in generale e in specifico di una classe politica incapace di mettere a punto e prospettare un progetto motivato e coerente di servizio pubblico radiotelevisivo. Questo è oggi necessario. Che la classe dirigente del Paese giunga a definire, in modo condiviso, la nuova missione di un servizio pubblico non più soltanto radiotelevisivo ma affidato ad una media company in grado di fornire un servizio pubblico delle comunicazioni crossmediale e interattivo, ovvero presente su tutte le piattaforme con contenuti sia lineari sia a richiesta, nel contesto di una riorganizzazione del sistema delle comunicazioni nazionali. In particolare al servizio pubblico si richiede una attenzione speciale ai contenuti trasmessi, attraverso oculate scelte editoriali nell’ottica di una politica di innovazione e di riposizionamento nel nuovo ambiente digitale. Il servizio pubblico è chiamato ad agire da supporto e da regolatore verso l’iniziativa privata di produzione dei media, attuando nei diversi generi una efficace politica di controllo della qualità. Oltre i pur necessari obiettivi di ascolto fotografati da una rinnovata Auditel, non ci si può fermare alla qualità percepita ma – come ricordava Jader Jacobellioccorre garantire la “qualità dovuta” istituzionalmente nei confronti dei cittadini.
In previsione del 2016 è responsabilità statuale reperire un concessionario in grado di soddisfare la nuova missione di servizio pubblico nell’era della centralità della Rete tenendo presente che da un lato la Rai non sarebbe in grado di gestire hardware e software come lo faceva da broadcaster.  O il 2016 sarà l’occasione per questa operazione o tale scadenza sarà una grande occasione persa e inevitabilmente il nostro sistema delle comunicazioni entrerà in una irreversibile fase di declino.

7. Le trasformazioni necessarie nel servizio pubblico.
Il carattere globale di Internet impone un cambio di scala e una trasformazione del ruolo del servizio pubblico. Quello che è stato il broadcast deve divenire sempre più il catalizzatore e l’orchestratore di energie che vanno connesse, unite, coordinate. E’ necessario, cioè, partire dalla introiezione del passaggio dal broadcast (comunicazione di uno – o alcuni – verso tutti) a una comunicazione tendenzialmente di tutti verso tutti.
In questo contesto è possibile e altresì necessario ripensare la cultura come cittadinanza sociale comune, nella fruizione dei beni culturali pensati non come giacimenti da sfruttare ma come patrimonio da valorizzare con la conoscenza e con la fruibilità condivise, grazie alla rete e alle nuove tecnologie interattive in sinergia tra il Miur e il Mibac. Il Servizio Pubblico può aiutare per questa via la comunità nazionale a costruire anche nella rete un luogo, uno specchio, nel quale essa possa leggersi e interpretarsi, un luogo in cui sentirsi italiani fra gli italiani, ma anche europei fra gli europei, un luogo in cui tutti e ciascuno si senta rappresentato, in cui nessuno abbia il timore che ci sia chi provvede a deformare lo specchio o a truccare le carte,  un luogo finalizzato a una ordinata convivenza. Merito del Servizio pubblico radiotelevisivo ai suoi albori fu dare una lingua agli italiani. Oggi, valorizzando pienamente le teche della Rai e rendendole parte integrante di quel patrimonio costituito dagli archivi nazionali promuovendo, sull’onda del successo del modello francese, un grande Istituto nazionale della Memoria Audiovisiva del Paese, il nuovo Servizio pubblico crossmediale deve dar loro fiducia nel proprio destino di collettività nazionale, anche perché noi italiani siamo forti di una storia straordinaria. A una comunità nazionale non serve solo una comunicazione efficace  tra le proprie istituzioni e la cittadinanza. È forse ancor più necessario un luogo in cui depositare la memoria di sé, per raccontarla a se stessa infinite volte, e in forme diverse. Un luogo dal quale attingere quel senso di identità forte che solo permette di affrontare senza paure le sfide dell'incontro con altre culture. Un luogo, in una parola, di libertà, ma anche di memoria e di costruzione delle molteplici identità che sempre più dovremo assumere.

8. Il servizio pubblico come Hub, una nuova frontiera editoriale.
Infocivica è convinta che il Servizio Pubblico possa posizionarsi al centro di questo scenario se si pone l’obiettivo di operare in una nuova frontiera editoriale come punto di riferimento e canale di scorrimento, come Hub tra il cittadino, i contenuti e i servizi offerti sia dal Servizio Pubblico stesso, sia da altri soggetti. Questo posizionamento deve:
a) mirare a informare in modo intelligente e attraverso il dialogo con l’utente circa tutti i contenuti presenti nel web. E a certificare innanzitutto il carattere di ogni informazione presente. Non secondo il criterio del vero/falso ma secondo quello genealogico dell’origine e dei passaggi di ogni dato. Non si tratta, in tale funzione di sostituirsi ai motori di ricerca e alle grandi banche dati ma di aiutare il pubblico ad usare gli strumenti a disposizione. 
b) Il medesimo sistema hub può svolgere una funzione decisiva nel connettere, tra loro e con i cittadini, le diverse strutture culturali, centrali e locali, di ogni Paese dell’Unione Europea. E per ottimizzare, in una virtuosa economia di scala, costi e investimenti e offerta di Università, accademie, biblioteche e mediateche, scuole superiori, teatri, musei, enti lirici e conservatori, film commissione e film fund, distretti produttrici della creatività ecc.
c) Il dialogo personalizzato con l’utente che è alla base del servizio pubblico trova possibilità, inimmaginabili prima, grazie al web  e, in particolare, consente una radicale innovazione nella comunicazione istituzionale attraverso una collaborazione su nuove basi con enti locali e realtà territoriali.


Va da sé che l’organizzazione di tale posizionamento strategico che costituisce il nocciolo della trasformazione oggi necessaria nell’ambito del servizio pubblico, è impresa impegnativa, sia dal punto di vista progettuale che delle risorse umane e quindi dei costi, sia sotto il profilo editoriale. Garantirsi adeguati spazi in rete, addestrare gli operatori necessari per il dialogo con gli utenti, le interconnessioni con centri di ricerca e banche dati implica il reperimento di risorse finanziarie che, ad avviso di Infocivica, dovrebbero provenire non solo dalla pubblicità ma da una nuova fonte decisiva: quella costituita, come detto, da una adeguata fiscalità applicata ai soggetti privati del web o da una loro collaborazione gratuita con mezzi e competenze al posto di detto prelievo.

9. Le nostre proposte
In conclusione Infocivica avanza le seguenti proposte. Il servizio pubblico, nell’attuale fase delle comunicazioni, deve porsi come obiettivo quello di assolvere i seguenti nove compiti:
I) garantire a tutti i cittadini il libero accesso universale alla rete attraverso una connessione internet auspicabilmente gratuita e in Wi-fi, in ogni caso in condizioni chiare eque e non discriminatorie e attraverso una capillare implementazione di infrastrutture effettivamente a banda larga e, secondo il piano previsto da Europa 2020, a banda  ultralarga. Nelle infrastrutture vanno considerate le utilities in gran parte di proprietà degli enti locali e partecipate in modo da realizzare una effettiva grande rete pubblica;
II) garantire a tutti i cittadini i contenuti free disponibili sulla rete. Questi due primi compiti andrebbero inseriti in Costituzione a completamento dell’art. 21 del I Titolo o come suo seguito secondo quanto si è già precedentemente detto.
III) Predisporre – auspicabilmente su scala europea - i necessari meccanismi di salvaguardia, sicurezza e certificazione per gli utenti, garantendo la tutela della loro privacy;
IV) Produrre contenuti di informazione, educativi e ricreativi da offrire gratuitamente a tutti gli utenti via broadband o broadcast;
V) distribuire e consentire l’accesso on line a contenuti scritti di editoria elettronica e audiovisivi gratuiti e o a pagamento;
VI) garantire servizi di connessione con gli utenti e interconnessione con gli istituti culturali presenti sul web attraverso una grande piattaforma realizzata su scala europea secondo principi di solidarietà e di perequazione fra i 28 Paesi membri dell’Unione Europea;
VII) produrre contenuti di comunicazione istituzionale e gestire servizi di connessione con la Pubblica Amministrazione e con altri soggetti pubblici e privati;
VIII) promuovere il radicamento del servizio pubblico nel territorio e la sua funzione di prossimità ricostruendo virtualmente le piazze delle Centocittà;
IX) assicurare un servizio di orientamento/assistenza (help desk) che aiuti l’utente nella ricerca e fruizione di tutti i servizi e offerte della rete.

A giudizio di Infocivica i primi due compiti sopra descritti devono essere assolti:

a) da un carrier delle comunicazioni pubblico nazionale che unifichi telefonia, segnale di rete e radio televisivo in una unica azienda pubblica (il “servizio pubblico di trasporto”) - incaricata di gestire la rete rendendola disponibile a tutti i fornitori di contenuti e servizi sia pubblici sia privati – che può naturalmente stabilire rapporti anche con aziende private e che può anche essere compartecipata da privati ma con golden share pubblica.

b) dalla piattaforma europea dei servizi pubblici finanziata secondo principi di solidarietà per assicurare un accesso equo e non discriminatorio alla rete autenticamente al servizio della società su scala continentale; 

c) Tutti gli altri compiti - compresa la funzione di organizzazione e gestione dell’hub e della connessione e la costruzione di un rapporto personalizzato con gli utenti finali intesa come nuova frontiera editoriale - devono essere assolti da una Media company che erediti i compiti sin qui svolti dalla Rai e li ricollochi nel nuovo universo crossmediale interattivo. Quanto alla struttura aziendale essa potrebbe seguire il modello descritto per l’azienda di trasporto.

Da quanto qui detto risulta chiaro che Infocivica ritiene utile, economicamente e per l’utenza, distinguere l’operatore di trasporto e le relative infrastrutture da quelle dell’operatore e distributore editoriale che a sua volta benefici della nuova piattaforma di accesso alla rete realizzata su scala continentale unitamente a tutti gli altri servizi pubblici dei 28 paesi dell’Unione Europea.  Tale passaggio e la sua economicità risulta evidente soprattutto se coinvolge l’intero sistema e i suoi attori


10. Conclusioni

A giudizio di Infocivica, nelle attuali condizioni del Paese (stagnazione economica, arretratezza educativa e culturale, ostilità dei cittadini verso la politica) un ampio progetto di rilancio della comunicazione di qualità in termini di hardware e di software, affidata a iniziative pubbliche cui destinare energie giovani e motivate, può rappresentare una grande opportunità anche per la classe politica e per il Governo italiano.

Gli scenari per la nuova Convenzione del servizio pubblico nel contesto politico italiano e nel quadro di nuove regole europee per la società dell’informazione e della conoscenza

In conclusione la Dichiarazione di Infocivica intende favorire il passaggio dal servizio pubblico dei broadcaster di Stato ad un nuovo servizio pubblico crossmediale per la società, indipendente dalle pressioni dei poteri politici e dagli interessi dei gruppi di pressione economici, attraverso – giova ripeterlo - tre elementi:

a) la costituzione di un servizio pubblico di trasporto;  

b) la creazione della media company per gestire i contenuti nell’era della competizione diagonale per piattaforme e contenuti, investendo quote crescenti in offerte destinate ad essere fruite nel nuovo Web: solo in questo modo come insegna la storia britannica BBC può essere mantenuto un primato. Decisiva naturalmente sarà la partita dei diritti d’autore e dell’armonizzazione delle regole per editori tradizionali e OTT che potrebbe essere aperta dalla nuova Commissione;

c) la costruzione della piattaforma Internet, ossia dell’hub e delle strutture di ascolto assistenza degli utenti che devono essere garantite per assistere ed accompagnare tutti i cittadini alla fruizione crossmediale in rete: riproporre una piattaforma nazionale oggi sull’esempio di quanto avviato nello scorso decennio da YouView nel Regno Unito non pare possibile: solo un investimento su scala europea può essere fatto con la partecipazione di tutti gli ex broadcaster secondo principi di solidarietà e di perequazione un po’ come avvenne con la nascita dell’Eurovisione nel secondo dopoguerra: l’Italia con Francia Germania e Spagna può essere la promotrice di questa piattaforma tecnologica e di un nuovo motore di ricerca. Esso si basa su nuovi algoritmi la cui pertinenza andrebbe fondata su principi di compatibilità con gli obiettivi e le finalità del servizio pubblico (ad esempio privilegiare l'informazione di qualità, l'educazione, distinguere chiaramente i fatti verificati delle chiacchiere,  indicare  la fonte originale e legale di una notizia, ecc.),.
   
    Tale piattaforma Internet dei servizi pubblici europei sarebbe altresì una delle occasioni per promuovere un operatore tecnico europeo di dimensione sufficiente a competere con Google oltre che con gli altri principali aggregatori e fornitori di servizi commerciali “over-the-top (OTT)." Una siffatta piattaforma rappresenterebbe infine un possibile esempio di buona gestione dei "Big Data" (che sono assolutamente necessari per fornire un servizio appropriato), anch’essa compatibile con un’azione di tutela, "da servizio pubblico", della privacy

Un ampio movimento di cittadinanza attiva promosso da Infocivica attraverso l’adesione a questa Dichiarazione potrebbe farsi promotore della costituente di questo nuovo edificio chiedendo al governo di procedere a:

1) un’integrazione all’Art. 21 della Costituzione per assicurare l’accesso universale alla Rete come diritto primario dei cittadini;

2) in base a questo principio promuovere la costituente di un servizio pubblico cross mediale delle comunicazioni al servizio della società e dei cittadini destinato a sostituire il servizio pubblico radiotelevisivo statale.

 Un nuovo soggetto al servizio della collettività  incaricato di:
a)    reinventare l'offerta radiotelevisiva di flusso, ricollocandola all’interno di una più ampia offerta resa possibile dalla presenza nel web, e di ridisegnare funzioni e obiettivi della tv generalista e no nei prossimi decenni;
b)    costruire una preziosa funzione di bussola per orientare i cittadini nel mare magnum della rete rendendolo dunque partecipe, consapevole e interattivo con l'editore,
c)     favorire conseguentemente inedite forme di coesione e partecipazione sociale destinate a crescere e maturare nella società dell'informazione e della conoscenza


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